Il protocollo della comunicazione

Stefania Cipriani blog_Il mio lavoro_Il protocollo della comunicazione

Le cose che è bene sapere quando si vuole fare buona comunicazione.

Il protocollo è un insieme di procedure e regole che vanno rispettate per garantire il risultato atteso. Il mio protocollo indica quali regole sono da seguire per realizzare un’attività di comunicazione di qualità: leggilo se intendi lavorare con me sulla strategia di comunicazione della tua impresa o del tuo progetto, ti aiuterà a mettere in campo tutte le intenzioni, energie e risorse che condurranno ad un risultato di successo.

 

Offrire una consulenza di comunicazione di qualità è il mio lavoro

Desidero evitare le inefficienze, quindi anche non impiegare male il mio tempo con chi non è consapevole dell’importanza degli aspetti procedurali dello sviluppo di una strategia di comunicazione. Io mi impegno al massimo – con la mia formazione continua, con il confronto con i miei colleghi, con le esperienze e la capacità di sperimentare, con l’ascolto e la condivisione degli obiettivi – ma anche il cliente deve trovarsi nella condizione giusta per dare il massimo: collaborando, mettendo in comune intenzioni e obiettivi, impegnandosi per la sua parte. Solo in questo modo, insieme, possiamo mettere in atto un’attività di comunicazione che sia efficace, utile e realmente migliorativa delle sue performance, e permetta a me di imparare, sperimentare, crescere come professionista.

Per questo, accetto di lavorare (solo) con imprese che hanno obiettivi di comunicazione ben focalizzati, per progetti concreti, con risorse dedicate.

1. A COSA SERVE COMUNICARE

“I mercati sono conversazioni”, afferma il Cluetrain Manifesto: significa che i mercati sono fatti di persone, di potenziali clienti della tua impresa, che conversano fra loro anche dei tuoi prodotti o servizi, commentano, li valutano e condividono giudizi. E spesso “sono più intelligenti e più veloci della maggior parte delle aziende”. Intendi chiamarti fuori da queste conversazioni che riguardano la tua impresa? Non t’interessa di mostrarti per come realmente vuoi che ti vedano, spiegare quello che fai, dare la tua opinione, intervenire? Non credo..
Non si può non comunicare: che tu partecipi o meno, comunichi qualcosa. Vuoi che sia presenza, competenza e autorevolezza, o chiusura e trascuratezza?
Comunicare serve a presentarti nel modo corretto, a formare la tua immagine reale, a far sentire la tua voce, a orientare valutazioni e scelte. Allo scopo di guadagnare visibilità, notorietà, autorevolezza, fidelizzazione; di mostrarsi esperti del proprio settore ed attenti alle richieste del mercato; di creare una community intorno all’impresa e ai prodotti; di garantirsi un posizionamento chiaro e distinto dai concorrenti e aumentare il proprio valore percepito; di guadagnare vantaggio competitivo e quote di mercato.
Insomma, conviene sempre seguire l’assunto base della comunicazione: “fare bene e farlo sapere”.

2. IN CHE MODO E’ BENE COMUNICARE

La comunicazione è definita come un insieme di azioni coordinate che permettono di raggiungere gli obiettivi dell’impresa. Lasciare al caso, non presidiare e non coordinare le proprie attività di comunicazione, se non è dannoso, è certamente fonte di inefficienze, prima fra tutte la percezione di un’identità aziendale non ben definita, confusa. Quante volte mi sono sentita dire “..forse non si capisce bene quello che facciamo!”.
Avere una strategia di comunicazione, invece, assicura che quest’attività sia intenzionale, pianificata, gestita in modo coordinato e opportunamente governata.

3. PERCHE’ TI SERVE UN COMMUNICATION STRATEGIST

Oltre a tutte le cose di cui ti occupi in azienda, dovresti dedicarti anche allo sviluppo della comunicazione? Sì, perchè non serve avere il prodotto più bello e utile del mondo se non sei in grado di descriverlo, promuoverlo, venderlo.
Ma attenzione: la comunicazione d’impresa è una disciplina manageriale, su cui si studia, ci si forma e si maturano esperienze professionali. Affideresti gli aspetti normativi e contabili della tua azienda a qualcuno che non sia un commercialista? Scommetto di no! Allo stesso modo non è possibile affidare la comunicazione della tua azienda a qualcuno che non sia un comunicatore.
Il tuo comunication strategist deve assicurarti competenze, abilità ed esperienze adeguate a gestire un’attività strategica per la tua impresa. Se così non fosse, oltre al rischio di sprecare risorse e risultare controproducente, certamente non sarà in grado di esplicitare tutte le potenzialità positive dell’azione di comunicazione.
La comunicazione non si improvvisa, non si abbozza, non si imposta senza seguirla passo passo: per questo è necessario dedicarle tempo risorse, anche umane!

4. IL CLIENTE IDEALE DI UN COMMUNICATION STRATEGIST

“La maggiore fortuna che può capitare a un professionista, cui stia a cuore con passione la produzione di valore per l’organizzazione con cui e per cui opera, è di poter lavorare per e con persone che stima, che apprezza e dalle quali si sente ricambiato.”
Toni Muzi Falconi nella prefazione di “Comunicare la città”, il libro di Anna Martina sulla strategia di comunicazione della città di Torino in occasione delle Olimpiadi invernali del 2004.

Il mio dream client è quello che ha una chiara e profonda comprensione della funzione della comunicazione e di qual’è il valore che porta alla sua impresa. E’ in primis quello che dimostra fiducia nel suo communication strategist e che condivide apertamente tutti gli aspetti, le caratteristiche, i fatti e le notizie aziendali, dal suo punto di vista, che è quello privilegiato per raccontare l’azienda. Il comunicatore saprà poi trarne, in modo competente e professionale, i contenuti da comunicare per creare valore.
E’ fondamentale che il communication strategist sia messo nell’agevole condizione di poter partecipare alla vita aziendale, per ascoltare e trarne storie coinvolgenti. No quindi a “..scusa ma non ho tempo, mi sto occupando di altre mille cose!”, e sì a condivisione, apertura, disponibilità, fiducia.

5. COSA CHIEDO PER COMUNICARE BENE

Prima di tutto: un obiettivo chiaro, e il coraggio di perseguirlo. Sarà necessario tempo e lavoro condiviso, riflessione e capacità di mettersi in discussione, fiducia nel crearsi uno stile e mantenerlo con coerenza e fedeltà.
Secondo: collaborazione e condivisione. Non è tutta responsabilità del comunicatore: non è possibile creare dal nulla contenuti di comunicazione, e questi non si alimentano in modo automatico. E’ indispensabile entrare in azienda, conoscerla nei dettagli, ed avere un interlocutore stabile e qualificato che fornisca le informazioni da rimaneggiare poi nel modo più opportuno.
E’ confermato che la comunicazione sia spesso una funzione in staff al top management: certo! Chi più del top management conosce l’azienda, può parlare di essa dal punto di vista migliore, chi meglio può trasmettere i contenuti più rilevanti per creare engagement?
Per farmi lavorare bene con te, devi condividere i tuoi obiettivi, raccontarmi la storia e il quotidiano della tua azienda, immaginarne con me il futuro, e trasmettermi la tua passione.
Assieme a questo, il bagaglio minimo è un budget, una strategia, un tempo minimo per metterla in pratica ed un tempo di monitoraggio entro cui raccoglierne i risultati.

6. MISURARE E CERTIFICARE LA COMUNICAZIONE

Non è un’attività di breve periodo, non puoi immaginare che i risultati siano immediati. L’investimento, in tempo e risorse, in comunicazione, non è valutabile né calcolabile prima di 6 mesi o un anno. Per questo, non ha senso che stabiliamo di lavorare insieme per un periodo inferiore a questo, o in una logica di breve periodo – a meno che non si tratti di iniziative “tattiche” o di progetti di breve respiro, ad esempio un evento.
La misurazione dell’attività di comunicazione non avviene per criteri matematici ma è frutto di valutazioni spesso più qualitative che quantitative.
Se io avrò il tempo necessario, tu avrai la certificazione dell’efficacia della nostra attività di comunicazione.

7/1. PERCHE’ FACCIO UNA COMUNICAZIONE CAUSE-RELATED

La mia attività è cause-related, legata ad una causa: voglio creare e diffondere una “cultura della comunicazione”. Sensibilizzare le imprese al corretto utilizzo della comunicazione contribuirà ad accreditarla sempre più come strumento strategico in grado di influire positivamente sulle performance aziendali. Senza timori di incorrere in investimenti infruttuosi, affidarsi ad una comunicazione chiara, corretta e trasparente ha il solo scopo di garantire all’impresa gli strumenti strategici per affermarsi, essere competitiva ed avere successo.
Non è necessario che abbia un esagerato effetto spin, che sia complicata o costosa, bensì che sia progettata attentamente e su misura, semplice, efficace e misurabile.

7/2. PERCHE’ FACCIO UNA COMUNICAZIONE CAUSE-RELATED

La seconda causa che perseguo è la valorizzazione di imprese e progetti che hanno a cuore aspetti quali innovazione, crescita, sostenibilità sociale e ambientale, etica, accrescimento personale o sociale, sviluppo di buone relazioni. Progetti in grado di esprimere grandi potenzialità positive, di migliorare l’esistente, di portare miglioramenti, per loro, per il mercato e per la cultura della comunicazione in generale.
Credo in una comunicazione etica, di valore, non rumorosa, non falsata.

8. LA MIA MISSION

Imprese #communicationskilled, ovvero imprese in cui sia diffusa una cultura della comunicazione come parte della cultura aziendale, esattamente allo stesso modo della creazione del valore economico.
Da comunicatrice coinvolta nella sua mission, sostengo che il comunicatore debba essere attivo e pro-attivo nell’opera di sensibilizzazione e di educazione delle imprese al beneficio di dotarsi di strategie di comunicazione su misura, create ascoltando i bisogni, realizzate in modo mirato, adeguatamente economiche, misurabili.

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